Reputazione.

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Stima e rispetto sociale che ci vengono tributati dagli altri componenti della collettività. Il concetto di reputazione ha storicamente rappresentato un ambito di  controllo sociale che colpisce in modo asimmetrico i 2 generi ( doppia morale). Per le donne, la reputazione è strettamente legata alla condotta sessuale e al rispetto di norme morali imposte dalla società, le quali impongono un comportamento virtuoso e modesto (cfr. p. es.  verginità,  slut shaming). Il giudizio sociale si concentra in particolare sul modo in cui la donna esprime la propria sessualità, e ogni deviazione dal modello ideale ( virtù femminili,  obbedienza,  tre obbedienze e quattro virtù) viene interpretata come un segno di mancanza di onestà morale e di integrità personale. Tale pressione si traduce in una vigilanza costante sul comportamento femminile. Al contrario, per gli uomini la reputazione si fonda su parametri ben diversi: la  virilità e la capacità di dimostrare forza, imperturbabilità e sprezzo del pericolo sono gli attributi maggiormente apprezzati (cfr.  duro,  mascolinità precaria). In questo contesto, la promiscuità maschile non viene condannata con la stessa severità, anzi, la capacità seduttiva seriale può essere interpretata come segno di potenza e successo (cfr. p. es.  dongiovanni). La morale applicata ai comportamenti sessuali si configura in maniera inversa nei due generi. Mentre alle donne viene richiesto di dimostrare riserbo, moderazione e un comportamento sessuale ritenuto più casto, agli uomini invece è concesso un margine di libertà che li esonera da giudizi particolarmente severi sul numero o sulla natura delle relazioni intime. Anzi, se per una donna la  verginità è un valore, per un uomo è un disvalore (cfr.  virgin). Questa doppia morale non solo perpetua stereotipi antiquati, ma alimenta una  divisione dei ruoli e una  polarizzazione di genere che continuano a influenzare le dinamiche sociali e le opportunità individuali. Le donne, costrette a operare sotto un costante scrutinio, devono spesso conformarsi a standard comportamentali restrittivi che limitano la loro espressione personale, mentre gli uomini godono di una maggiore autonomia nel definire la propria identità sessuale e sociale. Le norme morali che regolano il comportamento sessuale femminile sono state impiegate per giustificare pratiche discriminatorie e per perpetuare l’idea che il valore di una donna sia intrinsecamente legato alla sua purezza. Al contrario, l’immagine maschile è spesso costruita attorno a un ideale di forza e dinamismo, in cui il giudizio sulla vita sessuale assume dimensioni completamente differenti. Inoltre una donna che “perde la reputazione” o ha una cattiva reputazione rischia l’isolamento sociale ( gossip,  suocera), perde l’occasione di contrarre una relazione matrimoniale vantaggiosa, quindi lo stigma legato al comportamento sessuale delle donne ha delle conseguenze importanti sulla loro vita; in parte è anche per questa ragione che le donne sono restie a denunciare lo  stupro e la  violenza sessuale: in un contesto che le colpevolizza in qualsiasi caso ( colpevolizzazione della vittima), le donne subirebbero oltre al danno anche la beffa dello stigma sociale legato alla perdita della reputazione. Allo stesso modo, il timore di perdere la reputazione (e anche la promessa di  matrimonio) ha fatto sì che per molto tempo in Occidente (ed è ancora così in molti Paesi del mondo) le donne e le ragazze fossero più restie dei ragazzi rispetto al  sesso prematrimoniale

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