Imprenditoria femminile.

Adottato da Unione industriali di Torino

Le donne sono oltre il 50% della popolazione europea, tuttavia sono meno di un terzo del numero complessivo degli imprenditori (benché in crescita); le fondatrici di start up sono poche e ricevono in media pochissimi finanziamenti e investimenti (cfr. più oltre). In Europa le donne sono il 5,7% delle imprenditrici (nel mondo sono l’11%). L’attitudine all’imprenditorialità viene spesso correlata a una certa idea di come sia o dovrebbe essere la maschilità: dinamismo, gestione finanziaria disinvolta, competizione, innovazione, spirito di iniziativa, leadership, rischio; e questa narrazione influisce sul dream gap, cioè sulle aspettative sociali, sulla necessità da parte delle persone di adeguarsi ai ruoli di genere attesi e sull’idea secondo cui l’attitudine imprenditoriale non farebbe parte della natura femminile. Si aggiunga a questo quadro sbilanciato anche il fatto che le bambine e le ragazze vengono raramente avvicinate alle steam e all’ educazione finanziaria, cioè ambiti che tendono a dare introiti più elevati e che sono spesso indispensabili per costruire imprenditorialità. Nonostante queste premesse, i dati legati ai risultati dell’imprenditoria dimostrano che, anche se le donne aprono meno aziende, ne chiudono anche meno: la loro gestione statisticamente è più oculata, il turnover è ridotto, prendono meno rischi inutili e in generale sono amministratrici più prudenti ed efficaci e tendono a informarsi meglio sui rischi e vantaggi degli investimenti, tanto che pur ricevendo meno della metà dei capitali di investimento rispetto alle imprese create da uomini, quelle fondate dalle donne generano ricavi doppi per ogni dollaro investito. Secondo i calcoli se le donne partecipassero equamente allo sviluppo delle imprese si valorizzerebbero i loro talenti e queste genererebbero ricchezza per 160mila miliardi di dollari. In Italia le imprenditrici sono lentamente in crescita e lavorano quasi esclusivamente nel settore dei servizi. Sempre in Italia le imprenditrici immigrate secondo i dati de «Il Sole 24 Ore» nel 2021 sono 205.951, cioè il 27,3% del totale delle imprese fondate da persone provenienti dall’estero. IMPRENDITRICI E FINANZA. Nonostante i risultati più performanti delle imprese a gestione femminile e nonostante le prove che la diversità / diversity generi ricavi più elevati e imprese più solide, le donne sono ancora molto poco presenti nell’ambito del venture capital e ricevono pochi finanziamenti per le startup che fondano (cfr. finanza): in Europa nel 2021 le donne hanno ricevuto solo l’1% del totale degli investimenti di venture capital, mentre negli usa è il 2% ma sono comunque cifre molto basse, probabilmente anche a causa del fatto che le donne che si occupano di gestione dei fondi e di venture capital sono pochissime, per cui si instaura un circolo vizioso; sempre in Europa le donne socie accomandatarie sono il 5% (in usa circa il 15%, ma comunque ancora troppo poco), anche se lentamente le cose stanno cambiando e stanno anche aumentando le donne che creano fondi di investimento (cfr. anche fondi femministi). Inoltre statisticamente le donne tendono a non richiedere prestiti alle banche e spesso hanno più difficoltà degli uomini nell’accesso al credito. Per quanto riguarda l’efficacia dell’accesso ai fondi, l’importante fenomeno del microcredito è la dimostrazione concreta che, se messe in condizione di costruire impresa e di gestire denaro, le donne sono molto performanti e costituiscono uno strumento strategico dello sviluppo economico dei Paesi in cui è stato introdotto. DIVERSITY E PERFORMANCE DELLE AZIENDE. Secondo molti studi è ormai acclarato che la leadership femminile e in generale l’aumento della diversity migliora le performance delle imprese anche dal punto di vista dei risultati finanziari: secondo l’indice mondiale Diversity & Inclusion espresso da Thomson Reuters, le aziende che presentano maggiore diversity nei cda (consiglio di amministrazione) performano meglio in Borsa, con risultati superiori alla media di mercato; tuttavia, nonostante l’introduzione di alcuni correttivi (p. es. le quote rosa), il divario di genere legato all’iniziativa imprenditoriale e alla gestione delle imprese è ancora molto ampio, limitando le possibilità di sviluppo e crescita delle aziende. IMPRENDITORIA FEMMINILE ED EMPOWERMENT. Le donne fondano e dirigono meno aziende degli uomini non solo per ragioni esogene (glass ceiling, sticky floor, difficoltà nella conciliazione dei tempi vita, famiglia e lavoro, motherhood penalty ecc.), ma anche per ragioni legate a un modello culturale e a un’educazione molto limitante, che scoraggia non solo l’attitudine all’imprenditorialità delle donne, ma ne svaluta anche l’autoefficacia, l’ autostima, l’attitudine al rischio e alla fiducia nelle proprie idee, le competenze interiori che servono per affrontare un ambito sfidante come quello imprenditoriale. Lo sviluppo della leadership femminile e dell’empowerment propugnato da tante organizzazioni umanitarie ha tra gli obiettivi anche quello di sbloccare energie, capacità e risorse che possono contribuire ad accrescere lo sviluppo economico e sociale del mondo.

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