Istruzione femminile.

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Diritto fondamentale negato alle donne per lungo tempo e, ancora oggi, non garantito all’ampia maggioranza delle bambine e donne nel mondo (analfabetismo). Far studiare le bambine genera importanti conseguenze positive per loro stesse e per la comunità in cui vivono: quelle che studiano infatti hanno minori probabilità di essere spose bambine e conducono in genere una vita più produttiva per loro e per le loro famiglie. Eppure, secondo i dati unicef del 2021, nel mondo 132 milioni di ragazze in età scolare non hanno accesso allo studio e solo il 66% dei Paesi del mondo ha ottenuto la parità di genere rispetto alla scuola primaria, solo il 45% per la secondaria inferiore e il 25% nella secondaria superiore (in altre parole più l’istruzione è di alto grado, meno le bambine e le ragazze vi hanno accesso). Le ragioni di questa discriminazione nei confronti di bambine e ragazze, sempre secondo unicef, vanno dalle norme culturali, secondo le quali lo studio e lo sviluppo individuale sono riservati ai figli maschi della famiglia, al matrimonio precoce (secondo le proiezioni la soppressione del matrimonio precoce potrebbe generare oltre 500 miliardi di dollari l’anno), ma anche alla carenza di infrastrutture: in molti casi le bambine devono attraversare lunghi tratti a piedi per raggiungere la scuola, e questo le rende più vulnerabili alla violenza (ogni anno vengono aggredite sessualmente circa 60 milioni di ragazze nel tragitto tra casa e scuola o a scuola); inoltre sulla carenza di istruzione incidono anche i problemi legati alle mestruazioni, che nel corso dell’anno in varie regioni del mondo fanno perdere alle ragazze complessivamente molte settimane di scuola per carenza di prodotti igienici o assorbenti adeguati e che rendono difficile frequentare luoghi diversi dalla propria casa nel momento del ciclo mestruale (cfr. period poverty) o per tabù e stigmatizzazione legate alla sporcizia e all’impurità. In alcuni casi nei Paesi dove l’educazione sessuale e la gestione del ciclo sono insufficienti, le mestruazioni possono portare le ragazze ad abbandonare la scuola. In altri possono impedire del tutto l’accesso allo studio, quando la cultura locale vede nella pubertà e nella prima mestruazione (menarca) il passaggio verso la fase della vita adulta, con aspettative sociali che includono il matrimonio o l’assunzione di lavoro domestico. Anche il Covid-19 ha peggiorato l’accesso delle bambine e ragazze all’istruzione, perché con la sospensione delle lezioni molte di queste sono state coinvolte in modo più massiccio nei lavori domestici e in seguito diventa più difficile sottrarle a quelle attività e convincere loro o la famiglia a riprendere gli studi: secondo le stime unesco, dopo la pandemia sono 5,2 milioni le bambine e ragazze che non sono tornate a scuola. L’istruzione femminile è una dimensione sociale strategica per identificare le discriminazioni di genere anche nei Paesi occidentali o ad alto reddito anche perché, nonostante le donne laureate siano di più degli uomini e abbiano un rendimento migliore, il mondo del lavoro non riconosce il loro impegno (invisibilizzazione della donna). Le ricerche dimostrano infatti che, a 5 anni dal conseguimento del titolo accademico e nonostante le performance scolastiche siano superiori rispetto a quelle dei maschi, le donne che vengono assunte sono meno degli uomini, e in in caso di donne madri il divario cresce ulteriormente; il rapporto AlmaLaurea 2022 relativa all’occupazione delle persone laureate mostra appunto che a distanza di 5 anni dal conseguimento del titolo esiste una differenza del 4,2% dei tassi occupazionali tra uomini e donne, a sfavore di queste ultime (90,9% contro 86,7%); inoltre i contratti a tempo indeterminato sono più diffusi tra gli uomini (60,1% contro il 52,6%) e gli uomini guadagnano mediamente 1799 euro netti al mese, contro i 1593 euro delle donne (cfr. gender pay gap); il differenziale occupazionale esplode quando le coppie hanno figli: sale al 22,8% (il tasso di occupazione rimane al 94,4% per gli uomini e scende al 71,6% per le donne (cfr. anche motherhood penaltyambizione, sindrome del gregario). In generale la mancanza di istruzione per le bambine e le donne risponde a un modello sociale per cui le donne devono rinunciare alla propria autonomia decisionale e alla propria autodeterminazione e rimanere senza strumenti di comprensione del mondo, rinchiuse nello spazio domestico, al servizio degli uomini della casa, spesso in condizioni di violenza economica: istruire le bambine è quindi un passo sostanziale nella direzione di una reale parità.

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