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Cda (Consiglio di amministrazione).

Associazionismo.

Adottato da Campra Donata

Il mondo dell’associazionismo presenta una estrema varietà di realtà, che vanno dalle associazioni datoriali agli ordini professionali, dalle organizzazioni di volontariato ai club, dalle associazioni sportive a quelle di promozione sociale e culturale ecc. Come nel caso della partecipazione alla vita politica, le donne sono una minoranza anche in ambito associativo (anche perché accade sovente che i due mondi – associazionista e politico – si sovrappongano); tuttavia la minoranza che partecipa alle attività di tipo associazionista è molto attiva ed è storicamente attestata da molto tempo. Il fenomeno della partecipazione della donna alla vita pubblica riguarda associazioni filantropiche, attività culturali e di sostegno alla cultura e alla conoscenza, associazioni di tipo politico (cfr. p. es. suffragista) che portano avanti istanze di cambiamento sociale, come le associazioni di stampo femminista o lgbtqia+, associazioni di promozione sociale, talvolta iscritte al terzo settore, che gestiscono servizi essenziali di pubblica utilità, come p. es. i centri antiviolenza, e che possono farlo in via autonoma o in partnership con istituzioni pubbliche. Sono inoltre diffusi i salotti, la filantropia femminile e altre forme di attività intellettuali e di sostegno alla cultura e alla conoscenza. In generale le donne che fanno volontariato legato all’associazionismo sono molte meno rispetto agli uomini: secondo i dati sono 1,8 milioni, a fronte dei 2,9 milioni degli uomini; inoltre esiste una sorta di segregazione di genere anche nell’associazionismo: l’81% del divario tra uomini e donne si riscontra nell’associazionismo legato allo sport (817mila uomini, 234mila donne) e in quello legato al mondo del lavoro, che corrisponde sia alla dimensione del tempo libero che viene vissuto in parte più ampia dagli uomini, sia al maggiore coinvolgimento degli uomini nel lavoro e nella carriera. Le donne sono il 40% delle attiviste nella tutela dei diritti, il 34% nelle associazioni ambientaliste, il 30% nelle organizzazioni sindacali e di rappresentanza di interessi. Sono invece la maggioranza nelle associazioni che si occupano di attività pertinenti al lavoro di cura: istruzione (istruzione femminile), ricerca, servizi ospedalieri e servizi di assistenza sociale, cooperazione e solidarietà internazionale (233mila donne, 199mila uomini). L’associazionismo femminile deputato al miglioramento della condizione della donna si è diffuso a livello internazionale già da diversi secoli e anche in Italia, alla fine del xix secolo, nacquero le prime associazioni per promuovere i diritti della donna (tra cui il diritto di voto), il contrasto alla povertà, il sostegno agli orfani e ai trovatelli. Molte organizzazioni vennero sciolte durante il periodo fascista (fascismo), poi ripresero durante il movimento di Liberazione (partigiane) che portò anche finalmente al diritto di voto per le donne, nel 1946, e alla presenza delle 21 madri costituenti. Durante gli anni Sessanta e Settanta del xx secolo l’attivismo femminile e l’associazionismo portarono a un grande progresso della condizione delle donne, culminato in alcune conquiste civili (come il divorzio, il diritto all’aborto, la riforma del diritto di famiglia ecc.). L’associazionismo oggi è molto variegato e connesso con altri tipi di lotte e rivendicazioni.

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