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Cda (Consiglio di amministrazione).

Digital gender gap (digital divide).

Adottato da Whiteready srl società benefit

La locuzione fa riferimento alla differenza di accesso agli strumenti digitali e alle possibilità (di libertà e di carriera) a essi correlate. Secondo i dati raccolti nel 2021 dall’itu (International telecommunication union, agenzia dell’onu), nel mondo usa Internet il 69% degli uomini e il 63% delle donne, e nelle aree rurali la forbice è più marcata. Il numero di persone con accesso a Internet è cresciuto (da 4,1 miliardi nel 2019 a 4,9 miliardi nel 2021), ma persistono ancora ampie disparità di censo (un terzo della popolazione mondiale non ha accesso a Internet, e il 96% di questi vive nei Paesi a basso e medio reddito), inoltre una donna su 5 non ha accesso a Internet (le donne hanno il 21% di possibilità in meno di accedervi), con enormi danni di ordine economico. Le barriere che ostacolano l’avvicinamento delle donne agli strumenti digitali sono di vario tipo. In primo luogo, secondo le statistiche, le donne guadagnano meno degli uomini e hanno una minore disponibilità economica, quindi la prima barriera alla digitalizzazione è costituita dal costo dei dispositivi, del cloud, delle connessioni a Internet ecc. Un’altra barriera è costituita dalle disuguaglianze legate al gap di istruzione (istruzione femminile) tra maschi e femmine sia in generale, sia rispetto alle competenze digitali e alle steam (p. es. solo il 22% delle persone che si occupano di intelligenza artificiale è donna); infine esiste una barriera di tipo chiaramente misogino, per cui spesso le donne vengono controllate anche nella gestione delle loro attività online (controllo) e scoraggiate rispetto all’uso degli strumenti digitali. Il divario digitale legato al genere (digital gender gap) fa sì che le donne abbiano meno accesso agli strumenti tecnologici e a Internet e di conseguenza abbiano meno opportunità lavorative, ma anche meno informazioni e si innesta su altre situazioni di svantaggio e di vulnerabilità, spesso aggravandole. Il digital gender gap infatti colpisce maggiormente donne poco scolarizzate, con reddito scarso, spesso residenti in aree poco collegate con i centri più importanti, con disabilità o anziane. Per queste donne lo scarso o nullo accesso agli strumenti digitali significa non riuscire a curarsi o informarsi sulla propria salute, a pagare o a ricevere denaro, ad accedere ai servizi pubblici, a istruirsi, a trovare o cambiare lavoro. Quindi, anche se il digitale complessivamente offre maggiori opportunità, un’ampia fetta della popolazione mondiale (non solo donne, ma anche persone di Paesi emergenti) ne è esclusa. Inoltre il digital gender gap è stato peggiorato dalla pandemia da Covid-19, perché le persone che possedevano già device tecnologici e competenze digitali hanno avuto maggiori possibilità di mantenere la propria posizione lavorando da remoto, mentre chi svolgeva lavori solo manuali ha subìto una riduzione delle ore o ha perso il lavoro. Ma non si tratta solo di una perdita di opportunità a livello personale; a fronte di un disinteresse quasi totale dei governi rispetto alla promozione dell’accesso delle donne al digitale, i governi a basso reddito hanno perso in 10 anni oltre 1000 miliardi di dollari, e potrebbero aggiungersene altri 500 entro il 2025 senza opportune politiche di riequilibrio del digital gender gap (dal comunicato stampa un Women, Press release: International Women’s Day spotlights massive costs to gdp and innovation caused by the exclusion of women from the digital world, 8 marzo 2023). DIGITAL GENDER GAP E STEREOTIPI LEGATI ALLA CULTURA DIGITALE IN ITALIA. L’Italia presenta un digital gender divide cospicuo e un divario di genere legato alle steam altrettanto ingente, in ampia parte per ragioni culturali; secondo una ricerca di Save The Children (2021) nel nostro Paese solo una giovane su 8 ambisce a una professione scientifica (considerando però che le professioni scientifiche sono le più richieste e le più pagate); questa disparità è evidente già al momento della scuola secondaria di secondo grado, come emerge dalle differenze nelle scelte scolastiche (cfr. canone delle discipline). Per ragioni culturali, infatti, le bambine vengono instradate precocemente verso discipline ritenute più “artistiche”, cfr. effetto Pigmalione, dream gap e Scully effect per i dati. DIGITAL GENDER GAP E SICUREZZA. Lo scarso accesso al digitale ha delle conseguenze sul perpetrarsi di modelli discriminatori, ma anche sul comportamento aggressivo e sul cyberbullismo (cyberbullying) presente in ampia parte della rete, come spesso in ambienti molto frequentati dagli uomini, in cui è spesso prevalente qualche forma di mascolinità tossica (cfr.. moltiplicatore di Petrie). Alcuni esempi di questo tipo di comportamento sono le minacce, il cyber harrassment (cyberviolenze), il deepfake porn, l’hate speech (discorsi d’odio), spesso sfrutto di contenuti prodotti dalla manosphere, l’happy slapping (cyber bashing), il cyber flashing, ma anche il fatto che quando le donne parlano nello spazio pubblico (reale o digitale) e si espongono vengono aggredite verbalmente e talvolta anche fisicamente: secondo lo studio The Chilling: global trends in online violence against women journalists; research discussion paper commissionato dall’unesco, svolto in 125 Paesi, tre quarti delle giornaliste avevano subìto violenza online, e questo vale anche per moltissime attiviste per i diritti umani, come le donne afghane che vengono perseguitate nel loro Paese per via della loro partecipazione alle campagne online. È necessario inoltre che la tecnologia venga sviluppata in modo che sia sicura, inclusiva e che non porti in sé, amplificandoli, i pregiudizi di una società che presenta ancora molti elementi sistemici di patriarcato e di iniquità.

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